IL LUNGO VIAGGIO DELLE INDIA PALE ALE

Alcuni homebrewers e appassionati conoscono le serie monografiche su singoli stili birrari pubblicate dall'americana Association of Brewers; una operazione del genere e' stata intrapresa anche dal CAMRA, che ha iniziato col proporre questo interessante libro sulla India Pale Ale.

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Il libro e' a quattro mani, ma e' piu' esatto considerarlo due libri distinti, con i rispettivi autori che concordano su molti aspetti, ma non su tutti (ad esempio, non sull'importanza della famosa acqua di Burton)
La prima parte, di Roger Protz, e' una dettagliata ricostruzione storica della nascita ed evoluzione delle India Pale Ale. Protz e' uno scrittore birrario ormai almeno altrettanto stimato della "star" Michael Jackson, e il suo racconto e' dettagliato, ben documentato e ricco di spunti ed episodi interessanti. La maggior parte degli appassionati conosce a grandi linee la storia: la IPA nacque come una "astuzia commerciale", quella di approfittare dei viaggi di andata delle navi inglesi verso le Indie. Le navi tornavano cariche di merci, ma nel viaggio di andata erano semivuote: perche' non approfittarne per spedire fusti di birra nelle Colonie? Per sopportare un viaggio di tale durata la birra doveva essere piuttosto forte, e soprattutto estremamente luppolata: cosi' al tempo stesso nacque un nuovo stile di birra, che come altra caratteristica aveva un colore decisamente piu' chiaro rispetto alle altre ale del tempo.

bass label

Protz pero' ci racconta altri particolari significativi: ad esempio, inizialmente non furono le rinomate e potenti birrerie di Burton a prendere questa strada, ma una piu' piccola birreria londinese, strategicamente locata vicino ai Docks della capitale. Per decenni, dal 1780 al 1830 circa, questa birreria (la Hogdson) ebbe il monopolio dell'esportazione, fino a quando le grandi birrerie di Burton on Trent - incoraggiate anche dalla Compagnia delle Indie, che non vedeva di buon occhio questo eccessivo monopolio - si accorsero delle grandi opportunita' del mercato coloniale.
Si narra che il mastro birrario della Allsopp, quando provo' la India Pale Ale prodotta dalla concorrente londinese, quasi la sputo' a causa dell'amaro davvero estremo dato dalla lupplatura. Poi pero' accetto' la sfida, e dopo aver fatto la prima cotta - sempre secondo leggenda - in una teiera, ben presto riusci' a produrre una birra simile ma di qualita' superiore, grazie alla piu' avanzate conoscenze tecniche, e alla famosa acqua dura di Burton. Ben presto Alsopp e Bass spodestarono la Hogdson e si assicurarono il controllo del mercato, che si allargo' a comprendere non solo le Indie ma anche Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda.

La situazione favorevole (sfruttata anche da diverse birrerie scozzesi) duro' pochi decenni, fino a quando i lontani paesi consumatori di birra cominciarono invece a importare... birrerie, costruendo impianti per la produzione locale di birra - per lo piu' per le "nuove" lager.
Infatti nel frattempo era nata la bassa fermentazione: ma e' da rimarcare che l'avanzamento scientifico e tecnologico delle birrerie inglesi era molto superiore rispetto al continente, e Protz racconta di curiosi episodi di vero e proprio spionaggio industriale da parte di famosi birrai tedeschi in visita alle birrerie inglesi.
Cosi' le chiare e luppolate IPA cedettero il passo (ma in qualche modo contribuirono a far sviluppare) alle altrettanto chiare ma meno amare pils e lager prodotte in loco.
Nel frattempo pero' la fama delle pale ale era aumentata nella stessa madrepatria, e quindi le stesse birrerie di Burton lanciarono nel mercato interno versione simili, ma meno chiare e meno luppolate, che divennero di gran moda e dettero origine alle odierne bitter a pale ale inglesi.

La seconda parte del libro, scritta da Clive La Pensée, e' dedicata alla tecnica di birrificazione. Chi si aspetta un "manuale per la produzione della IPA perfetta fatta in casa" rischia pero' di rimanere deluso. L'impostazione non e' di prevalente indirizzo pratico, ma direi anche qui storico. Vengono riportate e analizzate numerose ricette dell'epoca, sia industriali che per l'"homebrewing" del tempo, ma non vi e' una sintesi defintiva per la produzione della IPA ideale (che in effetti non esiste). Le ricette non hanno, ne potrebbero avere, grandi variazione sugli ingredienti, essendo la IPA quasi sempre prodotta da un singolo tipo di malto (piu' chiaro dell'odierno pale malt) e da una varieta' di luppolo pregiato, usato in quantita' impressionante.
Le variazioni sono invece sulle tecniche di produzione: sparging oppure doppia infusione (double mashing); infusione dall'alto, dal basso, vari modi per raggiungere le temperature di saccarificazione e anche variazioni sul modo di bollitura. L'influenza di queste varianti sul prodotto finito non sono evidenti, e possono esser da stimolo alla sperimentazione.
Insomma, forse queste pagine non vi aiuteranno a vincere il prossimo concorso di homebrewing, ma sono davvero ricche di materiale interessante.

In conclusione, il libro non e' una piccola enciclopedia pratica delle IPA, ma interessera' chi gia' e' appassionato di questo stile di birra (o degli antichi stili birrari in generale) e vuole approfondirne gli aspetti.

Il volume e' disponibile presso il CAMRA, sia in occasione di festival che nel proprio sito (www.camra.org.uk), come pure in librerie inglesi o online (Amazon). Se acquistato presso il CAMRA, i soci Unionbirrai hanno diritto allo stesso sconto offerto ai soci CAMRA, basta specificare l'appartenenza alla EBCU.

INDIA PALE ALE by R.Protz e C. La Pensèe
Ed CAMRA ISBN 1-85249-129-9

copertina libro

Copyright 2002 Massimo Faraggi - in origine per Unionbirrai News
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